Pagina pubblicata in data
8 marzo 2025
Aggiornata il 9 marzo 2025
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La figura di 葉問 yè wèn, meglio nota con il nome di Ip Man, è stata resa celebre in Occidente da un ciclo quasi "infinito" di pellicole e serie dedicate a questo maestro che insegnò l’arte marziale del 詠春 yǒngchūn, nota in Occidente come Wing Chun, per un breve periodo (due anni) a Bruce Lee.
Quest’arte marziale presenta tanti aspetti "curiosi" e interessanti. Uno di questi è contenuto nel nome stesso. Infatti, i caratteri che si utilizzano per scrivere il suo nome non sono univoci.
I caratteri 詠春 yǒngchūn sono quelli più utilizzati e il loro significato è traducibile come "canto di primavera". È possibile trovare scritto il nome dell’arte del Wing Chun anche con i caratteri 永春 yǒngchūn ("primavera eterna") o con i caratteri 泳春 yǒngchūn ("nuoto di primavera"). Caratteri, come emerge dal pinyin, pronunciati tutti nel medesimo modo.
Fra le molte scuole di Wing Chun presenti in Italia, a Roma opera la scuola del maestro Riccardo Di Vito, che propone uno stile dal nome molto poetico, il 黑旗門詠春拳 hēi qí mén yǒng chūn quán (Pugilato del canto di primavera del cancello con la bandiera nera). Nata nel 2009 – 2010, è stata ufficializzata nel 2013.
Ho avuto modo di conoscere il maestro Di Vito in occasione dell’edizione 2023 del Symposium organizzato a Bologna dal maestro Andrea Brighi. Con lui c’è stato fin da subito un certo feeling fra noi, sarà forse per una vicinanza di età, per questioni di pelle, o per il fatto che entrambi svolgiamo attività lavorative simili (al di fuori del mondo delle arti marziali)... non so la ragione precisa, ma di fatto ho sentito subito che il suo carisma doveva essere raccontato sulle pagine di questa rivista. Gli ho così proposto di sentirci dopo il Symposium per un’intervista e questo articolo ne è il risultato.
Il confronto con lui è stato davvero interessante e credo che leggere il suo pensiero potrebbe essere uno stimolo a valutare un punto di vista differente nella gestione di una scuola di arti marziali. Sia da un punto di vista di "comunicazione" che da un punto di vista dell’organizzazione.
Una delle tante caratteristiche che distingue la scuola del maestro Di Vito, infatti, è che chi vuole studiare con lui, non si iscrive al classico corso settimanale, dove si frequenta una o due lezioni a settimana. Per chi vuole studiare con lui, la sua scuola propone dei seminari intensivi che si svolgono periodicamente in un fine settimana. L’idea è che le persone che partecipano, concentrando le loro energie in sessioni di lavoro intenso, affiancato dallo studio e dalla pratica a casa, possono ottenere maggiori risultati che dalla frequentazione di un corso "classico" settimanale. Questo approccio ha anche un altro risultato. Di fatto è un "filtro". Una persona realmente motivata ad apprendere studia a casa e l’incontro con il maestro diviene l’occasione per affinare, smussare, l’arte. L’obiettivo del maestro Di Vito è quello di elevare la qualità della pratica nella propria scuola, formare così istruttori che possano poi divulgare il 黑旗門詠春拳 hēi qí mén yǒng chūn quán.
Un’altra caratteristica dello stile del 詠春 yǒng chūn del cancello con la bandiera nera è che il noto manichino di legno, in cinese 木人樁 mù rén zhuāng, non è "fisso", ma è bensì un manichino mobile, che ruota a seconda di come il colpo impatta, rendendo ancora più complesso l’esecuzione delle tecniche. Efficace nel far apprendere alla persona che pratica come effettuare un colpo senza che ci sia un contraccolpo da parte del manichino stesso.
Il manichino è attaccato alla struttura dalla "testa" e permette oltre alla rotazione anche il basculaggio. Questo tipo di manichino non è differente solo da un punto di vista della forma, ma implica anche che le tecniche che si eseguono con quest’ultimo siano differenti da quelle "classiche" eseguite con il manichino di legno fisso. Ad esempio, con il manichino di legno "classico", i colpi sono eseguiti molto velocemente, mentre con il manichino utilizzato nello studio del Heiqi men yongchun quan i movimenti sono più lenti e i colpi sono diretti verso il centro del manichino, sulla linea verticale mediana.
Questo tipo di manichino è pensato perché abbia vita propria, quando lo si colpisce restituisce subito un feedback su come è stato eseguito il colpo.
Non sempre il lavoro svolto in coppia è più efficace del lavoro svolto al manichino. Se si colpisce un compagno con un colpo questo si irrigidisce, non conserva l’elasticità, entrambi potrebbero pensare di aver lavorato in modo corretto, ma non è così. Il manichino aiuta la persona ad avere dimestichezza con le tecniche. Perché il manichino, come dice Riccardo, “vince sempre, ti insegna l’umiltà”. Questo ovviamente non implica prediligere il lavoro al manichino al lavoro di coppia. L’uno integra l’altro. Il lavoro di coppia, infatti, è prezioso perché con il tempo permette di costruire una solida struttura del corpo.
Se si osserva lo stile proposto dalla scuola del maestro Di Vito, abituati alle "classiche" posizioni rese famose dal cinema, si rimane un po’ spiazzati. Tanto che non sono mancate e non mancano le critiche da parte di insegnanti che trasmettono lignaggi differenti sull’autenticità di ciò che trasmette. Per certi aspetti queste critiche hanno portato un beneficio, quello di un’esposizione mediatica che ha permesso di far conoscere la sua scuola e il suo metodo di insegnamento.
La tradizione del Heiqi men yongchun quan non fa riferimento alla leggenda popolare sulle origini del 詠春 yǒng chūn (Wing Chun), quella che vede protagonista la monaca buddhista 五梅 wǔméi, sfuggita alla distruzione del tempio di 少林 shàolín nel XVII secolo.
Gli anziani del lignaggio raccontano che questo stile deriverebbe direttamente dalla sala del canto di primavera (詠春廳 yǒng chūn tīng) di 少林 shàolín.
Nel 1907 l’ultimo maestro di questo stile lasciò il 福建 fújiàn per trasferirsi in Indonesia dove iniziò a trasmettere questo sistema.
Riccardo, assieme al suo socio e fratello di pratica Gianluca, ha "peregrinato" molto nel mondo del Wing Chun, fino a che non incontrano il Heiqi men yongchun quan.
Questo stile di Wing Chun è caratterizzato da alcuni elementi specifici, la chiusura dei cancelli centrali, la posizione del gomito, la contemporaneità del movimento delle mani, il concetto di chiusura degli spazi, il concetto della massima efficienza riducendo i movimenti. Altro elemento è la posizione del peso. Le persone che praticano questo stile mantengono il 50% del peso su ogni gamba, mentre chi pratica il Wing Chun che siamo abituati a vedere praticare porta il 70% del peso sulla gamba posteriore.
Non resta, a questo punto, che scoprire questo stile di Wing Chun, magari con un allenamento davanti al manichino di legno.
Pratica la tua conoscenza.
實踐真知
shíjiàn zhēnzhī
Francesco Russo
NOTE SULLA TRASCRIZIONE FONETICA
Le parole in lingua cinese quando appaiono per la prima volta sono riportate in cinese tradizionale con la traslitterazione fonetica. A partire dalla seconda volta, la parola è riportata con il solo pinyin senza indicazioni degli accenti per favorire una maggiore fluidità della lettura dei testi.
BREVE PROFILO DELL'AUTORE
Francesco Russo, consulente di marketing, è specializzato in consulenze in materia di "economia della distrazione".
Nato e cresciuto a Venezia oggi vive in Riviera del Brenta. Ha praticato per molti anni kick boxing raggiungendo il grado di "cintura blu". Dopo delle brevi esperienze nel mondo del karate e del gong fu, ha iniziato a praticare Taiji Quan (太極拳tàijí quán).
Dopo alcuni anni di studio dello stile Yang (楊式yáng shì) ha scelto di studiare lo stile Chen (陳式chén shì).
Oggi studia, pratica e insegna il Taiji Quan stile Chen (陳式太極拳Chén shì tàijí quán), il Qi Gong (氣功Qì gōng) e il DaoYin (導引dǎoyǐn) nella propria scuola di arti marziali tradizionali cinesi Drago Azzurro.
Per comprendere meglio l'arte marziale del Taiji Quan (太極拳tàijí quán) si è dedicato allo studio della lingua cinese (mandarino tradizionale) e dell'arte della calligrafia.
Nel 2021 decide di dare vita alla rivista Spiralis Mirabilis, una rivista dedicata al Taiji Quan (太極拳tàijí quán), al Qi Gong (氣功Qì gōng) e alle arti marziali cinesi in generale, che fosse totalmente indipendente da qualsiasi scuola di arti marziali, con lo scopo di dare vita ad uno strumento di divulgazione della cultura delle arti marziali cinesi.
一口氣。一種武術。一個世界。
Yī kǒuqì. Yīzhǒng wǔshù. Yīgè shìjiè.
龍小五
Un solo respiro. Una sola arte marziale. Un solo mondo.
龍小五
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